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Le paure di Vincent Freeman:
1 morire sbranato da un chihuahua mentre fa jogging
2 morire per una esplosione della valvola mitralica mentre fa jogging
3 inciampare nel laccio slacciato della scarpa e finire col cranio su uno spigolo di un sasso appuntito mentre fa jogging
4 morire mentre fa jogging
5 impazzire su un aereo in volo e scoprire che l’aereo non cadrà come aveva temuto
6 andare a scuola senza pantaloni
7 dire esattamente quello che pensa quando vorrebbe dire esattamente quello che non pensa
8 partecipare a un festino sado-maso con tematica nazista e essere filmato con un cellulare e finire su tutti i giornali
9 partecipare a un festino sado-maso
10 essere stroncato da un infarto mentre parla in pubblico
11 essere stroncato dalla critica mentre parla in pubblico
12 essere stroncato da un oggetto contundente lanciato dalla platea mentre parla in pubblico
13 parlare in pubblico
14 prendere un aereo, addosso, ma anche prenderlo nel senso di salirci sopra
15 morire nel proprio letto da un esplosione causata dalla caldaia del suo appartamento
16 morire soffocato mentre mangia un mush-mellow
17 andare a fare una colonscopia e scoprire di avere un attacco di diarrea sul più bello
18 andare a fare una gastroscopia e scoprire che quello prima aveva avuto un attacco di diarrea sul momento più bello
19 incontrare Scarlett Johanson e non accorgersene
20 finire per sbaglio in una setta di zoofiliaci
21 scoprire che l’idraulico del suo condominio ha collegato la sua doccia con il tubo dello scarico del cesso dei vicini amanti dei legumi
22 iscriversi per sbaglio a un fans club di Schifani
23 invitare un sacco di persone per festeggiare un suo compleanno e poi non veder arrivare nessuno
24 innamorarsi di una ragazza con gli orecchi a sventola
25 essere risucchiato dal buco del lavandino del suo bagno
26 morire per l’esplosione della lavatrice durante la centrifuga, e essere ritrovato carbonizzato sotto una montagna di mutante e calzini
27 paura di svegliarsi nel sonno e non sapere dove si trova
28 paura dei cani
29 paura dei cavalli
30 paura delle cavallette
31 paura dei cavilli nei contratti
32 avere un attacco di panico e non trovare nessun maniglione antipanico
33 paura di non finire questa lista
Vincent Freeman

Ce l’aveva sulla pelle Vincent Freeman quella sensazione.
C’è l’aveva sulla pelle, sui vestiti, sulle labbra, sulle punte dei capelli, fin sotto le unghie dei suoi piedi.
Ma non sapeva mai che farsene, arrivava all’improvviso, e svaniva.
E per quei 5, forse 10 o anche 20 secondi si sentiva come se avesse potuto fare di tutto, uscire da se stesso, tuffarsi dal terrazzo e far parte del mondo.
In una parola vivere.
Ma vivere facendo parte delle cose.
Era la sua ossessione sfruttare quei secondi, fin da quando era ragazzino, pensava che i grandi artisti riuscissero a farlo, che era quello il trucco, imprigionare quei pochi secondi in una canzone, in un capitolo di un libro o in un quadro, era cosi che funzionava.
Sentirli.
E Sfruttarli.
5
10
20
Ma non ci riusciva mai….
Vincent Freeman
- Che cazzo guardi?
Disse Vincent Freeman con tono di sfida allo scaffale del suo salotto.
- Si dico a te, inutile che fai finta di niente, li conosco quelli come te sai, sempre pronti a far sentire gli altri delle merde
Poi Vincent si alzò dal divano e andò faccia contro mensola per spiegarsi meglio.
- Lo so che ti senti superiore, solo perché ti porti dietro il peso della cultura, illuso! Sono solo libri, nient’altro che libri quelli che hai addosso, non sei meglio di un comodino o di una cassettiera qualsiasi!
Allora Vincent lo spinse, ma lui non si spostò di mezzo centimetro.
- Che cazzo, ti credi forte, eh? Invece sei solo un presuntuoso, perché non smetti di sbattermi in faccia le tue cose? Se tutti i fottuti mobili di questa casa facessero come te che cazzo di vita sarebbe la mia?
La voce di Vincent era quasi incrinata, ma sperava che lo scaffale non se ne accorgesse.
- Per Dio, rispondi!!!
Lo spinse di nuovo, ma lo scaffale non si faceva impressionare.
Vincent gli voltò le spalle, si sedette per qualche minuto sotto il tavolo ma le sedie lo fecero sentire diverso, quasi a disagio, si rialzò subito, poi sospirò, camminò avanti e indietro per qualche secondo e infine rivolto allo scaffale, con voce paziente, disse.
- Quelli che hai addosso, sono i suoi libri, quei sorrisi e quegli occhi che ci sono dentro quelle cornici sono gli occhi di Elisewin, quelle conchiglie, quelle li
Disse avvinandosi e indicandole con le dita.
- Beh, queste conchiglie
Proseguì prendendone una in mano.
- Le abbiamo raccolte l’estate scorsa al mare, eravamo felici quel giorno, lei aveva questi sorrisi estivi, e questi sguardi cosi autunnali, e sembrava che qualcuno le avesse cucito addosso quel vestito talmente le stava bene, ma tu che vuoi saperne, sei solo uno scaffale…
Si sedette al centro della stanza, stava per piangere
- So che non puoi capire, ma potresti provarci, o almeno fare come la cassettiera in camera. Si, lo so che parlo sempre di lei come se fosse la più brava, ma vedi
Si fermò due secondi a pensare, poi si lasciò andare all’indietro e la sua testa sembrava essersi conficcata tra le spalle.
- Quella cassettiera che tu denigri tanto si tiene le cose dentro di se, mi rispetta, rispetta la mia storia d’amore finita e tiene la biancheria ei vestiti di Elisewin chiusi dentro di se, pensi che non sia dura per lei? Pensi che non vorrebbe far prendere un po’ aria ogni tanto ai suoi cassetti? Ma non lo fa, perché sa che mi farebbe star male
Sorrise mentre piangeva.
- E tu? Tu no, tu te ne sbatti il cazzo dei miei sentimenti, ma non ti chiedo tanto infondo, insomma, rispetta i miei sentimenti, la mia storia d’amore finita male, cioè voglio dire, non essere sempre cosi rigido, non fare il pezzo di legno.
Poi Vincent si sentì in colpa, lo aveva trattato male.
- Dai, ora non prendertela, non ce l’ho con te
Ma lo scaffale non dava cenni di sentirsi meglio.
Vincent si alzò e lo abbracciò, poi piangendo gli sussurrò in una mensola.
- Domani ti comprò un ivar, cosi almeno tu ti sentirai meno solo, ok?
Ma lui non rispondeva.
- E allora che cazzo vuoi? Eh? Dimmelo? Presuntuoso scaffale che non sei altro!
Si guardò intorno, la rabbia gli schiumava nel cervello e il cervello gli era diventato un cappuccino bollente.
Allora prese e andò nello stanzino e afferrò l’ascia di suo nonno, quella con cui nonno Freeman decapitava i conigli con un sol colpo gridando: “ne resterà soltanto uno!”.
- Ok, l’hai voluto tu! Ti accetto per quello che sei!!!!
E a colpi di accetta distrusse lo scaffale spargendo trucioli e viti ovunque, la cassettiera quando vide quella strage si senti male e vomitò la sua biancheria in mezzo alla stanza, allora Vincent Freeman fu costretto a colpire anche lei. Mentre la distruggeva piangeva e gridava.
- Eri la mia preferita porcalamaialatroiadiunacassettieradimerda!
E proseguì cosi, di mobile in mobile, finche seduto da solo nel suo appartamento devastato, tra ricordi e trucioli, si sentì soddisfatto.
Vincent Freeman

- Elisewin
La macchina scivolava sull’asfalto bagnato.
- Per una volta non dire niente
Lei non disse niente, e se ne rimase li a guardare la pioggia scivolare sui finestrini, le pareva si struggessero come burro e le sembrava che da un momento all’altro anche lei si sarebbe sciolta insieme alla macchina. Avevo spesso sensazioni liquamose.
Vincent aveva continuato.
- Io lo so, per una volta dovrei stare zitto, me lo dico spesso ma poi finisco per parlare e parlare a vanvera e finisco per non dire niente di quello che dovrei dire
- …….
- Sai, mi sento una specie di serpente certe volte, capisci?
Lei sorrise e in quel sorriso c’erano molte cose tra cui: “beh, mi hai chiesto di stare zitta”.
- Si ok, hai ragione, non è facile da capire, ma voglio dire, questa storia dei serpenti mi manda al manicomio, più ci penso e più ci sto male, cambiare pelle, ma a chi la raccontano? Cambiano pelle ma poi si rimettono sempre la stessa, e se hai una pelle che non ti piace una volta cambiata avrai nuovamente una pelle che odi, solo ringiovanita e rinforzata, non è terribile?
La strada scorreva veloce, ma senza senso.
- prima di parlare dei seprenti la gente dovrebbe pensarci due volte
- ..........
- E certa gente ci nasce con un vestito cucito addosso, oppure un giorno se lo indossa e non se lo leva più, e alcune persone si cuciono addosso la solitudine, li vedi, sembrano manichini disperati in mezzo agli altri, e quando sembra che stiano per cambiare si rimettono solo una pelle più spessa, ogni volta uno strato in più
- ……
Dallo stereo erano partite le prime note di “More Yellow Bird” degli Sparklehorse, Vincent Freeman aveva sorriso.
- Senti qua
- ……
- Questa è musica da serpenti, di quelli che cambiano pelle e pelle ma poi sono sempre gli stessi
- Dai
Lo interruppe lei dolcemente.
- È solo una giornata di merda
- Lo dici perché non sai chi sono gli sparklehorse
Vincent Freeman

- Ciao straniero
Dissero gli occhi più verdi che lui avesse mai visto.
O forse blù, questo non poteva mai saperlo.
Sorrise.
- Non parli?
Chiese lei.
- Cercavo delle parole, ho spremuto tutta la mia mente, ma oggi mi sento un limone secco
Disse lui, mentre lei si sistemò i capelli dietro l’orecchio e disse.
- Se tu fossi una mezza mela io potrei essere l’altra mezza, ma non voglio essere un mezzo limone
- …….
- Troppa asprezza
- beh, potrei diventare un mezzo mandarino, - disse lui continuando - un quarto di diospero, al massimo un cocomero completo, il mio allenatore diceva che ero un carciofo e la mia ultima ragazza un finocchio, e posso impegnarmi ed essere una macedonia ma una mezza mela no, non saprei come fare
Lei guardò verso l’alto, sembrava stesse per nevicare.
- Mi dispiace, cercavo una mezza mela
Poi rimasero in silenzio.
- Ma tu sei innamorata?
Chiese lui, cercando di assumere un espressione da mela.
- Innamorata? Come si può essere innamorati quando ti obbligano a cercare una mezza mela? Quando cerchi una cosa non c’è modo e spazio per l’amore, sei troppo impegnato a cercare, a fare confronti, a indagare. E in ogni caso non potrei essere innamorata adesso
- Cosa c’è che non va adesso?
Lei rimase in silenzio.
- Oh si, adesso – disse lui – adesso capisco che non è proprio possibile, non è la stagione giusta per le mele
Lei rise.
- Anche se mia nonna diceva che le mele sono un frutto senza stagione
- Come l’amore
- E le prugne secche, quelle ci sono sempre al supermercato
Lei lo guardò pensierosa, ma lui continuò.
- Certo, chi vuole passare la vita con una prugna secca
- Uno con problemi d’intestino?
Ancora silenzio.
- Mi sento sola, mi baceresti?
Disse lei.
- Ti bacerei, ma non sono pronto per una macedonia, quando sarai aspra come un limone secco ti bacerò
Lei sorrise, lo guardò delusa, si strinse nella sua buccia e disse.
- Ad ogni modo dietro una buccia come la tua certe volte c’è un mondo
- ……..
- ……..
- Altre solo un limone aspro
- Già, a volte solo un limone aspro
Vincent Freeman
Tratto da "Lonesome Jim" di steve Buscemi
"E voglio trasformarmi in un Tyrannosaurus Rex!
E mangiare tutti i bulli e gli insegnanti e i loro animali domestici
E dirò a tutti i miei compagni di mio padre B.A. Baracus
E sono cosi felice quando non sono a scuola"
Jbc Song - Nizlopi